autosufficienza del ricorso

Ricorso per cassazione autosufficienza

La redazione del ricorso per cassazione ha delle “regole” da rispettare, pena la inammissibilità del ricorso stesso.

La cosiddetta autosufficienza del ricorso. Tali regole per la redazione del ricorso sono in parte indicate dal codice di rito e in parte di natura pretoria (frutto della giurisprudenza della Suprema Corte).

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Ordinanza  n. 5001/2018 e sentenza n. 7155/2017 sulla inammissibilità del ricorso per cassazione.

Va premesso che, secondo la giurisprudenza di questa Suprema Corte, l’esercizio del potere di diretto esame degli atti del giudizio di merito, riconosciuto al giudice di legittimità ove sia denunciato un error in procedendo, presuppone comunque l’ammissibilità del motivo di censura, onde il ricorrente non è dispensato dall’onere di specificare (a pena, appunto, di inammissibilità) il contenuto della critica mossa alla sentenza impugnata, indicando puntualmente i fatti processuali posti alla base dell’errore denunciato, dovendo tale specificazione essere contenuta nello stesso ricorso per cassazione (Cass., Sez. 1, 20/09/2006, n. 20405; Cass., Sez. 3, 16/10/2007, n. 21621; Cass., Sez. 6-2, 07/09/2016, n. 17739, in motiv.; Cass., Sez. 5, 29/09/2017, n. 22880). Pertanto, è inammissibile, per difetto di specificità, il ricorso per cassazione col quale si lamenti la mancata pronuncia del giudice di appello su uno o più motivi di gravame, se essi non siano compiutamente riportati nella loro integralità nel ricorso, sì da consentire alla Corte di verificare che le questioni sottoposte non siano “nuove” e di valutare la fondatezza dei motivi stessi senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte (Cass., Sez. 2, 20/08/2015, n. 17049). Nella specie, la ricorrente non ha riprodotto il motivo di gravame che la Corte territoriale – a suo dire – non avrebbe esaminato, nè ha precisato i termini della dedotta extrapetizione, soprattutto in rapporto alla motivazione del giudice di appello (non considerata nel motivo di ricorso) che ha negato la sussistenza della denunciata ultra ed extra petizione (v. p. 4 della sentenza impugnata). Sul punto, va ricordato che la mancata considerazione delle motivazioni poste a base del provvedimento impugnato comporta la nullità del motivo per inidoneità al raggiungimento dello scopo, che, nel giudizio di cassazione, è sanzionata con l’inammissibilità ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4 (Cass., Sez. 3, 31/08/2015, n. 17330; Cass., Sez. 5, 31/05/2011, n. 11984).

Pertanto, il ricorrente, nel formulare il motivo, ha l’onere, a pena di inammissibilità dello stesso, non solo di esaminare il dettato delle norme di diritto di cui assume la violazione o falsa applicazione (lette secondo l’interpretazione giurisprudenziale di legittimità), ma anche di operare un raffronto tra la regola giuridica applicata dai giudici di merito e la giurisprudenza della Corte suprema, sì da dimostrare come la prima si ponga in contrasto con la seconda; e – nel caso in cui la pronuncia impugnata risulti conforme alla giurisprudenza di legittimità – ha l’ulteriore onere di addurre argomenti per contrastare l’indirizzo giurisprudenziale adottato dai giudici di merito. La mancanza di uno di tali elementi costitutivi del motivo, ne determina l’inammissibilità ai sensi dell’art. 366, n. 4, in relazione all’art. 360 bis c.p.c., n. 1. Trattandosi di una inammissibilità che attiene alla forma-contenuto dell’atto (il ricorso per cassazione) e dipende dalla carenza degli elementi costitutivi necessari del motivo, essa ha carattere strettamente processuale; la stessa, pertanto, va valutata con riferimento al momento della proposizione del ricorso, non potendo l’inammissibilità iniziale essere sanata successivamente con la memoria presentata, a seconda dei casi, ai sensi degli artt. 378 o 380 bis c.p.c. e segg.. Sul punto, va enunciato, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 1, il seguente principio di diritto: “Ove col ricorso per cassazione si denunci la violazione o la falsa applicazione di norme di diritto, processuali o sostanziali, il principio di specificità dei motivi di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, deve essere letto in correlazione col disposto dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1; è pertanto inammissibile per difetto di specificità, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, in relazione all’art. 360 bis c.p.c., n. 1, il motivo di ricorso che, nel denunciare la violazione di norme di diritto, ometta di raffrontare la ratio decidendi della sentenza impugnata con la giurisprudenza della Corte e, ove la prima risulti conforme alla seconda, ometta di fornire argomenti per mutare giurisprudenza”.

Si trascrive di seguito la motivazione della sentenza della Cassazione n. 10631/2016, che chiarisce tale aspetto.

«Orbene, questa Corte ha avuto modo di chiarire, con riguardo al requisito di cui all’art. 366 c.p.c., n. 3, che il ricorrente per cassazione non può limitarsi a rinviare al contenuto della sentenza impugnata quanto allo svolgimento del processo, senza soffermarsi, oltre che sull’esito del giudizio d’appello, sulle ragioni della decisione la cui cassazione è chiesta (Cass. 29 marzo 2012, n. 5066; Cass. 27 dicembre 2004, n. 24000).

Per il principio di autosufficienza occorre inoltre che dal contesto dell’atto di impugnazione emergano gli elementi indispensabili ad una adeguata cognizione dei termini della controversia, dello svolgimento del processo e delle posizioni assunte dalle parti, senza che sia necessario attingere ad altre fonti per una immediata e precisa cognizione di essi, ivi compresa la sentenza impugnata, così da acquisire un quadro degli elementi fondamentali in cui si colloca la decisione censurata e i motivi delle doglianze prospettate (Cass. 18 aprile 2013, n. 9528; Cass. 27 marzo 2009, n. 7460; Cass. 12 giugno 2008, n. 15808; Cass. 18 settembre 2007, n. 19356).

Il requisito dell’esposizione sommaria dei fatti di causa può ritenersi adempiuto anche quando nel ricorso stesso sia stata trascritta o incorporata la parte espositiva della sentenza impugnata o la sentenza nella sua integralità (C 12.10.2007 n. 21471; C 26.3.2012 n. 4782) e finanche quando la sentenza sia allegata, tramite spillatura, al ricorso (Cass. 22 settembre 2003, n. 14001), ma a condizione che da essa emerga una sufficiente esposizione dei fatti (Cass. 3 febbraio 2004, n. 1957; Cass. 22 settembre 2004, n. 14001; Cass. 25 gennaio 2006, n. 1473; Cass. 11 gennaio 2008, n. 423).

Il menzionato requisito non è tuttavia soddisfatto mediante il mero assemblaggio in sequenza cronologica degli atti della causa, riprodotti in via diretta o in copia fotostatica, senza che ad essa sia anteposta o si faccia seguire una chiara sintesi dei punti rilevanti per la risoluzione della questione dedotta (Cass., Sez. Un., 24 febbraio 2014, n. 4324; Cass. 18 giugno 2013, n. 15200; Cass. 7 dicembre 2012, n. 22278; Cass. 8 novembre 2012, n. 19357). In tale prospettiva è stato più volte ritenuto inammissibile il ricorso per cassazione ove il ricorrente si limiti a spillare il testo integrale degli atti di causa, o di alcuni di essi, rendendo difficoltosa l’individuazione della materia del contendere e contravvenendo allo scopo dell’art. 366, n. 3, diretto a favorire la comprensione dell’oggetto della pretesa e del tenore della sentenza impugnata in immediato coordinamento con i motivi di censura (Cass. 22 marzo 2013, n. 7246; Cass. 26 marzo 2013, n. 7649).»

Per completezza riportiamo alcune massime della S.C. che esaminano la medesima questione dell’autosufficienza del ricorso nella su redazione del ricorso per cassazione.

Cassazione sentenza n. 5051/2012: «Sebbene l’esposizione sommaria dei fatti di causa non deve necessariamente costituire una premessa a sé stante ed autonoma rispetto ai motivi di impugnazione, è tuttavia indispensabile, per soddisfare la prescrizione di cui all’art. 366, 1 co. n. 4, c.p.c., che il ricorso, almeno nella parte destinata alla esposizione dei motivi, offra, sia pure in modo sommario, una cognizione sufficientemente chiara e completa dei fatti che hanno originato la controversia, nonché delle vicende del processo e della posizione dei soggetti che vi hanno partecipato, in modo che tali elementi possano essere conosciuti soltanto mediante il ricorso, senza necessità di attingere ad altre fonti, ivi compresi i propri scritti difensivi del giudizio di merito, la sentenza impugnata ed il ricorso per cassazione (v. Cass., 23/7/2004, n. 13830; Cass., 17/4/2000, n. 4937; Cass., 22/5/1999, n. 4998). È cioè indispensabile che dal solo contesto del ricorso sia possibile desumere una conoscenza del “fatto”, sostanziale e processuale, sufficiente per bene intendere il significato e la portata delle critiche rivolte alla pronuncia del giudice a quo (v. Cass., 4/6/1999, n. 5492).Orbene, i suindicati principi risultano invero non osservati dall’odierno ricorrente. Già sotto l’assorbente profilo dell’autosufficienza, va posto in rilievo come il medesimo faccia richiamo ad atti e documenti del giudizio di merito (es., all’”atto di citazione ritualmente notificato in data 20.04.1995″, all’”ordinanza del 05.02.03″ del G.O.A., alla “sentenza n. 289/05″ del Tribunale di Salerno, all’”appello notificato in data 27.05.2005″, all’essere stato il “pontile costruito dall’ente locale (peraltro senza alcun atto di assenso da parte del Ministero)”, di cui lamenta la mancata o erronea valutazione, limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso, ovvero, laddove riprodotti, senza puntualmente indicare in quale sede processuale, pur individuati in ricorso, gli stessi risultino i prodotti, e ai sensi dell’art. 369, 2 comma. n. 4, c.p.c. se siano stati prodotti anche in sede di legittimità (v. Cass., 23/9/2009, n. 20535; Cass., 3/7/2009, n. 15628; Cass., 12/12/2008, n. 29279), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr. Cass., 19/9/2011, n. 19069; Cass., 23/9/2009, n. 20535; Cass., 3/7/2009, n. 15628; Cass., 12/12/2008, n. 29279). A tale stregua non pone questa Corte nella condizione di effettuare il richiesto controllo (anche in ordine alla tempestività e decisività dei denunziati vizi), da condursi sulla base delle sole deduzioni contenute nel ricorso, alle cui lacune non è possibile sopperire con indagini integrative, non avendo la Corte di legittimità accesso agli atti del giudizio di merito (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).»

Cassazione sentenza n. 23536/2013: «in tema di ricorso per cassazione, a seguito della riforma ad opera del D.lgs. n. 40 del 2006, il novellato art. 366, comma 6, c.p.c., oltre a richiedere la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento pur individuato in ricorso, risulti prodotto. Tale specifica indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito e, in ragione dell’art. 369, comma 2 n. 4, c.p.c., anche che esso sia prodotto in sede di legittimità. In altri termini, il ricorrente per cassazione, ove intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice del merito, ha il duplice onere -imposto dall’art. 366, comma 1, n. 6, – di produrlo agli atti e di indicarne il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale ed in quale fascicolo di parti si trovi il documento in questione; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il contenuto del documento. La valutazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso inammissibile, Cassazione 14216/2013. »

Cassazione sentenza n. 5867/2016: «Si rappresenta previamente che, in ossequio al canone di cosiddetta autosufficienza del ricorso per cassazione (cfr. Cass. sez. lav.4.3.2014, n. 4980), quale positivamente sancito all’art. 366, 1 co., n. 6), c.p.c. (l’art. 371 c.p.c., comma 3, richiama, tra gli altri, l’art. 366 c.p.c.), ben avrebbero dovuto i ricorrenti incidentali, onde consentire a questa Corte il compiuto riscontro, il compiuto vaglio dei loro assunti, riprodurre più o meno integralmente nel corpo del controricorso – ricorso incidentale il testo della delibera dell’assemblea condominiale del 12.10.1989, il tenore della relazione di consulenza tecnica d’ufficio a firma dell’ing. Pe., il complesso delle dichiarazioni rese dai testimoni escussi, il contenuto della comparsa in data 22.1.1991 con cui S.C., C.F., Sa.Do. e C.R. ebbero a costituirsi innanzi al tribunale di Brindisi.»

Cassazione sentenza n. 5516/2016: «E va aggiunto che lo stesso ricorso per cassazione – per il principio di autosufficienza deve contenere in sè tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito e, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi o atti attinenti al pregresso giudizio di merito, sicché il ricorrente ha l’onere di indicarne specificamente, a pena di inammissibilità, oltre al luogo in cui ne è avvenuta la produzione, gli atti processuali e i documenti su cui il ricorso è fondato mediante la riproduzione diretta del contenuto che sorregge la censura oppure attraverso la riproduzione indiretta di esso con specificazione della parte del documento cui corrisponde l’indiretta riproduzione (Cass.14784/2015).»

Cassazione ordinanza n. 12355/2014

Altre decisioni in materia di autosufficienza del ricorso per cassazione:  Cassazione n. 8103/2016 – n. 10220/2016  –  5867/2016 –  5516/2016  –  6924/2016.

Il procolo di intesa tra il Presidente della Corte di Cassazione e il Presidente del Consiglio Nazionale Forenze del 17.12.2015 per la redazione del ricorso per cassazione e autosufficienza del ricorso

VAI al sito del Consiglio nazionale forense.

In ultima analisi vogliamo ricordare che il Presidente della Corte di Cassazione e il Presidente del Consiglio Nazionale Forenze il 17.12.2015  hanno stilato un protocollo che fissa le regole da seguire da parte dell’avvocato per la redazione del ricorso per cassazione, sia in  materia civile che in materia penale.

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